Patrick Zaki torna a casa, tra le braccia della mamma, della fidanzata, della sorella, di un’Italia pronta a riaccoglierlo, a dargli la cittadinanza. E’ libero, seppur non ancora scagionato dalle accuse, ma c’è, è vivo… E’ rinato dopo 22 mesi di reclusione.

Chi non sa chi sia Zaki?

Chi in questi mesi non si è battuto per lui, per i suoi diritti da uomo “innocente fino a prova contraria”? E così oggi è a casa, il più bel regalo di Natale per lo studente attivista egiziano dell’università di Bologna arrestato l’8 febbraio del 2020. Patrick George Zaki rischiava fino a 25 anni di carcere per dieci post pubblicati su un account Facebook, che la sua difesa considera ‘falso’, ma che ha consentito alla magistratura egiziana di formulare pesanti accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”.

Il suo incubo è finito il 7 dicembre di quest’anno

Quando al termine della terza udienza, il tribunale ordina la scarcerazione, avvenuta il giorno seguente. Zaki potrà rimanere in libertà per la restante durata del processo. Una vittoria, a prescindere dalla veridicità o meno delle accuse, per tutti. I diritti umani hanno vinto, quelli definiti inalienabili e che ogni essere umano possiede: il diritto alla vita, alla libertà individuale, all'autodeterminazione, a un giusto processo, ad un'esistenza dignitosa.

E Chico Forti?

Un numero lo accomuna a Zaki, 22, ma non mesi, anni. Ventidue anni, dove a un nostro connazionale sono stati negati tutti questi diritti. Senza contare quel “innocente fino a prova contraria” che non è mai stato “saziato” da un giusto processo. Anzi, condannato con un “fine pena mai”: “La Corte non ha le prove che Lei Sig. Forti, abbia premuto materialmente il grilletto (l’arma non è stata mai trovata), ma ho la sensazione, AL DI LA’ DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO, che lei sia stato l’istigatore del delitto. I suoi complici non sono stati trovati, ma lo saranno un giorno e seguiranno il suo destino. La condanno all’ergastolo senza condizionale per omicidio di primo grado a scopo di lucro”. (TRADUZIONE LETTERALE DEL PRONUNCIAMENTO DELLA CORTE). Due giorni fa anche l’attivista egiziana Sanaa Seif torna libera, La 29enne ha scontato 18 mesi di carcere con l’accusa di diffusione di notizie false tramite social media Seif era accusata di «diffusione di notizie false e abuso dei social media» e offesa a pubblico ufficiale.

E ancora mi, vi chiedo: “Chico Forti? L’Italiano ex velista e produttore televisivo che da 22 anni sta scontando negli Usa una condanna all'ergastolo per il presunto omicidio di Dale Pike, avvenuto il 15 febbraio 1998 a Miami, un omicidio del quale si è sempre professato innocente, dov’è?”

Al nostro connazionale, un premio. L’Associazione culturale ATREJU, una delle più importanti d’Italia, ha conferito, infatti, a Chico Forti, in data 6 dicembre, il Premio Atreju 2021. Si tratta di un tradizionale tributo a chi, nel corso dell’anno, si è particolarmente distinto tra gli italiani “per talento, creatività, spirito di sacrificio e generosità”. Un premio del quale lo stesso Chico ne è andato fiero, ringraziando attraverso un messaggio pubblico l’Associazione e la presidente di Fdl Giorgia Meloni. Chico Premio Atreju

Ma la domanda resta sempre la stessa: “Quando torna a casa Chico?”

Era il 23 dicembre del 2020 quando il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio annuncia il suo ritorno in Italia. E’ passato un altro anno, Chico è ancora lì, in un carcere della Florida a scontare un “pena fine mai” ovvero l’ergastolo, per una sensazione. E per questa sensazione una mamma quasi 94enne attende da ben 22 anni che suo figlio possa ricevere un giusto processo nella sua terra, avvalendosi della Convezione di Strasburgo che ha come scopo principale di favorire il reinserimento sociale delle persone condannate, permettendo ad uno straniero, privato della libertà in seguito a reato penale, di scontare la pena nel suo paese d’origine. Mamma Maria chiede solo questo, zio Gianni chiede solo questo, Chico aspetta questo da 22 anni. “Non sono uno che si ferma, siamo tutti allo stremo e Chico più di noi. Ma siamo fiduciosi” – commenta così Gianni Forti, lo zio d’Italia il rilascio di Zaki - Abbiamo accolto questa liberazione con estrema partecipazione e felicità. Per noi è un’iniezione di speranza, anche se il caso di Chico è molto differente. Zaki dopo 2 anni è tornato a casa e questo anche attraverso la pressione del nostro Ministero degli Esteri".

Noi, attendiamo da 22 anni

"Decenni di battaglie valse a nulla. La nostra famiglia è distrutta da questa vicenda, abbiamo sofferto abbastanza e in tutta sincerità, per la prima volta, da quando è incominciato questo calvario, ho timore per Maria, mia cognata, la mamma di mio nipote. E’ stata, è e rimarrà sempre una roccia, ma le forze stanno venendo meno da Chico, a me a lei. Il 14 febbraio compirà 94 anni e l’unico regalo che vorrebbe è rivedere suo figlio in Italia. Confidiamo nella ministra Cartabia, sembra che abbia superato l'ostacolo che si era frapposto sul percorso di estradizione in Italia attivato dal ministro Di Maio un anno fa. In caso contrario, intervengano Draghi, Mattarella…. Ma vi prego riportate Chico a casa. Siamo in attesa di mettere fine a questo incubo".

E ancora aggiunge:

"Mio nipote non è stato giudicato come esecutore o mandante, ma parte di un complotto. La pena che gli è stata impartita credo sia la più terribile. Chico Forti non è una persona pericolosa, perfino il carcere gli ha lasciato un attestato di benemerenza. Senza contare il Premio Atreju ricevuto a inizio mese. E’ stato un grande onore per noi. Un premio che riconosce a Chico, il suo coraggio di essere italiano anche in quelle estreme condizioni. Nell’abbraccio di Giorgia Meloni ho avvertito tutta la sincerità nel volersi adoperare al rientro di Chico, così come il suo staff, al quale va il mio ringraziamento. Chico FortiDa sinistra a destra abbiamo avuto tutti i supporti affinchè questo problema venga superato. E’ assurdo che ne frenino ancora il rientro. La ministra Cartabia ospite della kermesse Atreju la sera dopo la premiazione di Chico ha ribadito ancora una volta che si sarebbe adoperata per accelerare questa operazione diplomatica. Lo zoccolo duro è ancora la Florida, non sappiamo se sono cambiate le cose all’interno della presidenza, ma Cartabia ha fatto un passo molto importante a Whashington e noi confidiamo in Lei e nel nostro governo: come si sono attivati per Zaki, siamo certi che lo stanno facendo anche per Chico”. Ventidue Natali senza Chico. C’è un uomo che attende giustizia, che vengano almeno rispettati e onorati quei diritti inalienabili, c’è un’altra mamma che aspetta di riabbracciare suo figlio… E figli che da troppo tempo attendono il padre. Che fine hanno fatto i diritti inalienabili di Chico Forti? Seguici sul nostro canale Youtube 41esimoparallelo Segui il nostro canale Google News 41esimoparallelo Attiva le notifiche su 41esimoparallelo.it
Tortoreto in lacrime per Renato Di Remigio: addio a un giovane papà
San Sebastiano al Vesuvio: confezionavano dosi di marijuana in un tappezzeria, tre arresti