Chico Forti Roma Meloni
Da sx Chico Forti in carcere a Roma; l'incontro con Meloni a Pratica di Mare

Quando la coerenza non è altro che una banderuola pronta a girare dove tira il vento. E stavolta Il Fatto Quotidiano si è proprio superato! Per la serie tra Travaglio e Lucarelli sceglierei non saprei. 

La vicenda di Chico Forti, l'italiano detenuto negli Stati Uniti per l'omicidio di Dale Pike e recentemente trasferito in Italia, continua a sollevare polemiche e divisioni. Mentre molti celebrano il ritorno di Forti come un trionfo della giustizia e della diplomazia, altre voci critiche emergono dal pollaio. 

Ed ecco che un caso di diritto umano si trasforma in competizione politica grazie a dei veri e propri ‘trasformisti opportunisti’. 

Se nel 2020, infatti, Chico Forti era trattato con toni più concilianti e ammirevoli nei confronti dell'allora in carica governo Conte, con il ritorno in Italia, durante il governo Meloni, Forti viene invece descritto in termini molto più negativi e sbattuto così in prima pagina: ‘Benvenuto assassino’. 

Il Fatto Quotidiano
Il Fatto Quotidiano

Le Promesse del 2020

Nel 2020, sotto il governo di Giuseppe Conte e con Luigi Di Maio come ministro degli Esteri, Forti era descritto da "Il Fatto Quotidiano" come un "ex produttore televisivo detenuto da 20 anni". L'annuncio del suo imminente ritorno in Italia veniva celebrato come un successo diplomatico. Forti, che si è sempre dichiarato innocente, era visto in una luce diversa, come un imprenditore sfortunato e non come un criminale.

Marco Travaglio Chico Forti
Marco Travaglio, il post su Chico Forti del 24 dicembre 2020 con l'allora ministro degli esteri Luigi Di Maio

In un editoriale del dicembre 2020, Marco Travaglio criticava chi non dava il giusto credito a Di Maio per l'imminente rientro di Forti

Deputati del PD festeggiavano l'annuncio come un "gran bel regalo di Natale", mentre Giuseppe Conte esultava per la "bella notizia".

L'Arrivo di Meloni

Con Giorgia Meloni al governo, Forti è finalmente tornato in Italia. Tuttavia, la lettura de "Il Fatto Quotidiano" è cambiata drasticamente. Ora, Forti è descritto come un "assassino" e un "criminale". 

Selvaggia Lucarelli, commentando sulla prima pagina de " Il Fatto Quotidiano", ha criticato Meloni per "onorare il criminale" ed ha espresso una posizione fortemente critica nei confronti di Forti, definendolo senza mezzi termini «uno spietato criminale». In un recente articolo, Lucarelli ha ricostruito dettagliatamente l'omicidio per il quale Forti è stato condannato, evidenziando come, pur proclamandosi innocente, l'uomo abbia sempre negato l'autorizzazione a pubblicare il verbale del processo. Questa reticenza, secondo Lucarelli, getta ulteriori ombre sulla sua presunta innocenza. Lucarelli ha anche criticato aspramente la corrente innocentista italiana, che ha raccolto un ampio sostegno pubblico nel corso degli anni. Figure di spicco come Joe Squillo, Andrea Bocelli, il programma televisivo Le Iene e lo Zoo di 105 sono stati citati dalla giornalista come promotori di una campagna che, a suo dire, ha «convinto parte dell’opinione pubblica (totalmente disinformata sul caso) che Chico Forti sia un povero innocente fregato dalla polizia americana». 

In realtà chi è disinformata sui fatti è proprio lei. 

E il risentimento di certi giornalisti di ‘partito’ si fa sempre più acuto dopo alcune dichiarazioni dell'avvocato di Chico Forti.

Joe Tacopina, infatti, ha chiarito che, nonostante gli sforzi iniziali dei governi precedenti, solo l'intervento di Meloni ha portato a termine il processo diplomatico necessario per il trasferimento

Meloni stessa ha espresso soddisfazione per aver mantenuto l'impegno e per aver permesso a una madre di riabbracciare suo figlio dopo tanti anni.

Le Reazioni e le Critiche

Il cambio di tono ha provocato reazioni contrastanti sia tra i lettori che e soprattutto tra gli osservatori politici che a due settimane circa dalle Elezioni Europee si giocano la carta Chico Forti additando l'attuale governo

C'è da dire però che l'ex ministro degli esteri Luigi Di Maio ha incassato bene la propria ‘brutta figuraccia’ del 2020 dove senza forse un nulla di veramente compiuto, quel ‘nero su bianco’ che era vitale per far rientrare Chico in Italia, gridò a gran voce il successo, ora ha cercato di ripulirsi la ‘faccia’ ed ha riconosciuto i meriti del governo Meloni. 

Tutt'altro atteggiamento quello dell'ex premier Giuseppe Conte, che ha scelto, invece, di rimanere in silenzio. 

Altri, come Tiziana Ferrario, hanno criticato il modo in cui Meloni ha gestito il ritorno di Forti, suggerendo un "profilo più basso".

Avrei scelto un profilo più basso per il rientro in Italia di Chico Forti. 

Ma attenzione è la stessa ex conduttrice Rai che quattro anni fa parlava di «una condanna con tanti aspetti da chiarire» e che nel 2020 scriveva così: 

Tiziana Ferrario Chico Forti
Il post di Tiziana Ferrario nel 2020 con l'allora ex mostro degli Esteri Luigi Di Maio

 

Altro volta bandiera, Angelo Bonelli di Avs che ha minimizzato l'operato del governo attuale, attribuendo l'autorizzazione al trasferimento all'intervento del governo Draghi. Un'affermazione smentita a gran voce dall'avvocato di Chico Forti.

Insomma, come al solito, noi italiani, siamo riusciti a rovinare quello che doveva essere un giorno di un'elevata umanità giudiziaria, che nulla ha a che fare con la politica. 

Vogliamo dire che il governo Meloni si è trovato al posto giusto nel momento giusto e che questo risultato è il frutto anche del lavoro precedente dei diversi governi susseguitisi? Certo, in 24 anni, ne abbiamo avuti di premier e ministri degli Esteri. 

Ma è indubbio che una minuta donna della Garbatella (che possa o meno piacere) si è seduta ad un tavolo ed ha convinto chi di dovere a firmare quel documento che consentisse a Chico Forti di usufruire di un diritto sancito dalla Convenzione di Strasburgo. E questo è quanto. Chi forse sta strumentalizzando il caso del connazionale a proprio piacimento e per meri scopi politici è qualcuno a cui non è piaciuto e non piace questo governo. 

Così come alcune testate giornalistiche che lo definiscono ‘assassino’ o pseudo giornaliste che tirano in ballo la sua o meno colpevolezza. Le stesse però che in tempi non sospetti appoggiavano il suo rientro in Italia. 

A queste persone, al di là della mancata coerenza e della ‘figuraccia’ pubblica a caratteri cubitali (vi piace scrivere sui social? Ma i social registrano e mantengono tutto vivo) porrei una domanda: 

Chi siamo noi per giudicare o meno l'innocenza di un uomo? Siamo dei giudici? Dei criminologhi? O per caso vantiamo il titolo di Presidenti Onorari della Corte Suprema di Cassazione come Ferdinando Imposimato? 

A volte bisognerebbe avere il buon gusto di tacere, ma purtroppo un Tweet vale più della ‘conoscenza’ dei fatti (come l'appartenenza ad una certa fazione politica) e così si rovina una professione come quella giornalistica che dovrebbe essere non solo super partis ma sempre e comunque alla ricerca di una verità. 

E nel caso Chico Forti la verità è una sola soltanto

Un uomo, un nostro connazionale è stato condannato all'ergastolo per un presentimento di colpevolezza di una giudice americana, Victoria Platzer, che ha chiuso il processo con questo parole: 

La Corte Suprema non ha le prove, che Lei, Sig. Forti, abbia materialmente premuto il grilletto perché l'arma non è stata mai trovata, ma sento aldilà di ogni dubbio che lei sia stato l'istigatore. Portate quest'uomo al penitenziario federale di Stato, lo condanno all'ergastolo senza condizionale. 

E se questo è già tutto un dire, le dichiarazioni del giudice, magistrato, politico e avvocato italiano Ferdinando Imposimato (uno dei teorici della prim’ora del Movimento 5 Stelle) che ha seguito il caso dell'ex surfista fino agli ultimi giorni della sua esistenza provano ancor di più come quest'uomo sia stato vittima di un «errore e orrore giudiziario», una frase che ad oggi inchioda il M5S:

 Ma non finisce qua. Un altro lavoro certosino sul caso di Chico Forti fu fatto dalla criminologa Roberta Bruzzone che ad oggi ribadisce quanto pubblicato nel libro State of Florida verso Chico Forti - Il grande abbaglio

L'accusa contro Forti non aveva niente di niente. Nessun testimone, zero impronte, test del dna negativo, nessuna arma del delitto e nessun valido movente 

E la prova più eclatante di un'indubbia e reale estromissione di Chico Forti dall'omicidio arriva dal fratello della vittima, Dale Pike, il 27 Agosto 2020 quando in una lettera indirizzata allo Stato della Florida, chiede espressamente di liberarlo in quanto innocente: 

A chi di competenza, sono il fratello di Dale Anthony Pike, ucciso in Florida nel febbraio del 1998. In particolare, scrivo questa lettera a sostegno dell'immediato rilascio di Chico Forti, che è stato ritenuto responsabile dell'omicidio di mio fratello Dale Anthony e successivamente condannato all'ergastolo nel giugno 2000. Conosco intimamente tutti i fatti e le circostanze che circondano la morte di mio fratello. Credo fermamente che il Sig. Forti sia innocente del crimine per il quale è stato ingiustamente imprigionato per 20 anni

Le polemiche dovrebbe stare a zero e gli illustri direttori di testate giornalistiche, così come alcune giornaliste/i dovrebbero solo chiedere scusa ad una famiglia che in questi 24 anni non ha chiesto altro che poter usufruire di un diritto: ripotare nel proprio Paese un detenuto. 

Chico non si è mai dichiarato colpevole e continua ad urlare la sua innocenza, così come il suo cuor di leone zio Gianni che a gran voce dichiara tutt'oggi: 

Abbiamo sottoscritto l'accettazione e il riconoscimento della condanna, non c'era alternativa per riportarlo in Italia, ma non abbiamo mai accettato la colpevolezza e non succederà mai

 Il 18 maggio del 2024, un piccolo raggio di sole ha spalancato le porte di un carcere e illuminato il cammino di Chico fino alla sua Italia, forse un giorno sarà un uomo libero e non solo per una buona condotta mantenuta in tutti questi anni (come prevede il nostro sistema), ma perché finalmente arriverà la giustizia, finalmente giustizia sarà fatta. 

Fino a quel momento Chico è solo un uomo che ha patito le pene dell'inferno, per un reato non provato e per il quale ha passato un quarto di secolo rinchiuso in un carcere di massima di sicurezza delle Florida.

Fino a quel momento Chico è e sarà sempre non un caso politico, ma un atto umanitario di un Paese nei confronti di un suo connazionale. Non si può accettare l'ipocrisia di chi “sventola i diritti umani a giorni alterni”. 

 

 

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